Poi ci sono anche imprevisti grigi e pesti come un cielo brianzolo del 30 aprile, il tradimento della tua fedelissima Motard, lo scivolare su 4 centimetri di griglia scola-acqua alla fine della rampa dei box; l'odore della benzina che cola fuori dal tappo del serbatoio, il sapore del sangue in bocca e la sensazione che la tua gamba sinistra, dalla caviglia in su, sia immersa in un secchio di acciaio fuso che ti cola a tratti dentro le scarpe estive. Spostare la moto prendendola a calci e scoprire con rabbia mista a furore che quel dannato piede che non senti più, non solo è girato nella direzione sbagliata, ma è anche incastrato malamente tra la forcella e la Leovince a finale semi aperto. E quando comunque riesci a rialzarti, toglierti il casco e sedertici sopra nell'attesa che arrivi qualcuno, ti viene solo da piangere.

Certo, in camera d'ospedale conosci anche Antonio, vittima di uno schianto a 90km/h contro due muretti di cemento presi a spallate e frenata finale di faccia contro il palo della luce; lui non se la caverà così a buon mercato come me, lui di giorni di ospedale ne ha almeno 70 e svariate operazioni di ricostruzione ossea visto che, a destra del collo le sue ossa sembrano un puzzle Clementoni più che uno scheletro; certo, sopra di te, al settimo piano c'è il reparto di malattie terminali dove certa gente il sole di luglio è facile che non lo riveda mai e l'abbraccio della ragazza sembrerà solo un ricordo lontano.
Ci sono imprevisti che ti lasciano il sangue amaro rappreso su una Nike anni 90, che ti sfrisano la giacca di pelle che ti sarebbe servita da all-around a Playa, che sfilacciano la tue EastPack nera che avrebbe dovuto contenere i tuoi CV e il tuo inseparabile laptop da cui ora mandi mail ad amici e meno amici tentando di spiegare quanto poco pilota e quanto pirla sei stato. Poi ci sono gli imprevisti che lasciano uno stiletto di ghiaccio in fondo al cuore perchè sai che hai reso la vita difficile anche alla persona a cui tieni di più in assoluto, l'hai involontariamente (...che scusa patetica quella della non volontà...) messa in una condizione difficilissima sia per sè stessa che per voi.
Ci sono gli imprevisti che la gente ti dice che si chiamino destino...non lo so, forse è così, forse non era il momento giusto e qualcuno mi ha picchiato un pugno in testa per farmelo capire perchè da sono un testone che difficilmente si arrende nella vita, forse questa stupida circostanza ci ha indirizzati entrambe a una cosa diversa; non lo so, non so nemmeno se sono fatalista in questa serata, con il mio gatto Igor che mi fissa in cerca di risposte semplici e il Commissario Montalbano che risolve casi su Rai 1.
Una cosa la so di sicuro: il mondo è ancora là fuori e ci aspetta ancora...la pazienza diverrà la virtù dei forti in questi 60 giorni circa che ci dividono dallo stesso identico sogno.......con qualche vite in più e una placca di titanio.
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